EL SER QUERIDO (THE BELOVED)

Se un’opera straordinaria nasce dalla manipolazione, dal dolore o persino dalla distruzione emotiva delle persone coinvolte, la sua bellezza può davvero giustificare ciò che è stato necessario per crearla?
Se lo chiede Rodrigo Sorogoyen, che a quattro anni dal potentissimo As Bestas, utilizza il rapporto tormentato tra un padre e una figlia per interrogarsi sul cinema stesso, sulla distanza tra vita e rappresentazione, sulla responsabilità dell’artista e sul prezzo umano necessario, o presunto tale, per trasformare la realtà in immagini. Epifanico l’incipit: una sequenza di circa venti minuti costruita quasi esclusivamente attraverso parole e volti che introducono i due protagonisti, Javier Bardem (magnifico), regista di fama e una ragazza, che si scoprirà essere sua figlia, abbandonata da tempo (Victoria Luengo, bravissima) cui lui offre il ruolo principale del suo nuovo film, Desierto, che sarà girato a Fuerteventura. Sul set, prevedibilmente, sorgono problemi, magnificamente rappresentati in una delle migliori sequenze viste negli ultimi anni, che rappresenta un pranzo cui partecipano tutti i personaggi del film che si sta girando. Attraverso il film nel film, Desierto, emerge il grande paradosso del cinema: ciò che vediamo sullo schermo è costruito, montato e quindi artificiale, ma proprio questa finzione può riuscire a esprimere qualcosa di profondamente vero. Sorogoyen utilizza colore, bianco e nero, pellicola, digitale e differenti formati per tradurre visivamente gli stati emotivi dei personaggi. La forma cinematografica diventa così parte integrante della relazione tra Esteban ed Emilia, fatta di rancore, bisogno d’affetto e desiderio di riconciliazione. Dopo e forse ancora più che in Sentimental Value, un film sul rapporto tra un padre e una figlia e su quanto possa diventare pericoloso, per un artista, trasformare ogni esperienza della propria vita in cinema.

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