
Ulysses Richardson, sceriffo provvisorio tormentato da un caso finito male e dalla separazione dalla moglie. Arrivato nella cittadina di Normal per sostituire il predecessore morto in circostanze sospette, pensa di trascorrervi otto settimane senza complicazioni. Una rapina alla banca locale, però, fa rapidamente crollare l’apparente tranquillità della comunità…
Ben Wheatley mescola crime, commedia nera, splatter, heist movie e home invasion, affidandosi soprattutto alla presenza di Bob Odenkirk e a un Minnesota che richiama apertamente Fargo, con qualche suggestione da Twin Peaks. Anche in questo caso, dietro alla cordialità degli abitanti, emerge una comunità disposta a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di difendere il proprio modello di vita dalle trasformazioni economiche e sociali contemporanee.
La fotografia di Armando Salas accentua il riferimento ai Coen: neve, strade deserte, interni accoglienti e sangue che irrompe nel bianco del paesaggio. È proprio il contrasto tra provincia rassicurante e violenza grottesca a sostenere l’umorismo nero del film, permettendo a Wheatley di passare continuamente dalla commedia all’action e dal thriller allo splatter.
Il limite principale è nella velocità dell’operazione. Personaggi e sottotrame vengono introdotti con efficacia, ma il ritmo frenetico lascia poco spazio per approfondire la comunità e rende alcune risoluzioni troppo sbrigative. Anche le implicazioni sociali e politiche restano spesso subordinate al meccanismo spettacolare.
Rimane però la sensazione di un Wheatley nuovamente vicino alla libertà dei suoi lavori migliori. Normal non possiede la radicalità di Kill List o A Field in England, ma recupera la contaminazione dei generi, la violenza improvvisa e il gusto per il grottesco degli esordi. Un divertimento feroce e imperfetto che trova nella piccola cittadina innevata di Normal il luogo ideale per il ritorno del regista alle proprie ossessioni.