
Con L’estranea, Paolo Strippoli, stavolta ammiccando a Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos, prosegue la sua esplorazione delle paure e dei traumi familiari, confermandosi una delle voci più originali del cinema di genere italiano. Dopo Piove e La valle dei sorrisi, il regista torna a utilizzare il soprannaturale non tanto per provocare spaventi, quanto per indagare il senso di colpa, l’ambizione e il desiderio ossessivo di controllare la vita degli altri.
La vicenda comincia a Roma nel 2026, quando Anna raggiunge la figlia Alice, trasferitasi nella Capitale per lavorare come costumista. Il loro incontro, tutt’altro che sereno, diventa l’occasione per ripercorrere quasi trent’anni di storia familiare, a partire dal 1999. All’epoca i Colonna sono una famiglia benestante di Bari: Walter gestisce una boutique di successo, Anna coltiva grandi ambizioni per i figli Tobia e Alice, e la loro esistenza sembra perfetta. Durante una festa nella villa di famiglia, però, il cane aggredisce improvvisamente la bambina, provocandole una ferita gravissima. In ospedale, mentre teme che la figlia possa perdere una gamba, Anna incontra una donna misteriosa destinata a cambiare il corso degli eventi.
Da questo episodio prende forma un racconto scandito da tragedie, incontri inquietanti e conseguenze sempre più devastanti. La figura dell’estranea diventa il riflesso delle contraddizioni di Anna, una madre convinta di agire per proteggere i propri cari, ma incapace di distinguere l’amore dal bisogno di dominio. Il progressivo disfacimento della famiglia assume così i contorni di una moderna tragedia faustiana, nella quale ogni tentativo di correggere il destino comporta un prezzo sempre più alto.
Strippoli alterna il sole abbagliante di Bari alla pioggia incessante di Roma, costruendo un contrasto visivo che accompagna l’oscuramento della vicenda. Particolarmente efficace è la sequenza ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria italiana ai Mondiali del 2006, quando l’euforia collettiva si trasforma in uno scenario quasi infernale.
L’orrore emerge gradualmente, attraverso deformazioni fisiche, situazioni grottesche e improvvise esplosioni di violenza, senza affidarsi ai consueti meccanismi dello spavento. Al centro rimane una domanda profondamente inquietante: che cosa accade quando una persona si convince di essere responsabile del destino di tutti quelli che ama?
Ambizioso, cupo e attraversato da suggestioni religiose e letterarie, L’estranea conferma la maturazione di Strippoli. Un horror familiare che racconta l’impossibilità di sfuggire alle proprie colpe e la distruzione provocata dall’incapacità di accettare la sconfitta. Candidatura all’Oscar coraggiosa ma condivisibile (per ora).