
A otto anni dallo splendido Burning, Lee Chang-dong firma l’ennesima gemma della sua luminosa carriera con Possible Love, un film elegante, intelligente e dalla struttura narrativa volutamente ampia, quasi romanzesca. Il regista coreano costruisce un racconto che procede per deviazioni, osservazioni e ambiguità, senza concedere allo spettatore scorciatoie interpretative. Ne emerge un’opera raffinata, attraversata da una malinconia sottile e da un umorismo trattenuto, forse talvolta troppo consapevole dei propri meccanismi, ma sostenuta da una notevole fluidità narrativa e da interpreti eccellenti.
Al centro ci sono due coppie appartenenti a mondi radicalmente diversi. Mi-ok (Jeon Do-yeon) e Ho-seok (Sul Kyung-gu) sono sposati, hanno un figlio piccolo e conducono un’esistenza difficile. Lui è depresso, arrabbiato e dipendente dall’alcol dopo il fallimento traumatico di uno sciopero nella fabbrica in cui lavorava. Al funerale di un ex collega, morto suicida, i due incontrano Ye-ji (Cho Yeo-jeong) e Sang-woo (Zo In-sung), una coppia ricca e sofisticata impegnata nella realizzazione di un documentario sulle ingiustizie subite dagli operai dello stabilimento.
Ye-ji è una regista ambiziosa, abituata a inseguire finanziamenti pubblici per i propri progetti a sfondo sociale, ma sostenuta in realtà dalla ricchezza del marito, un uomo d’affari che potrebbe avere avuto un ruolo nella vendita della fabbrica. Intuendo il potenziale narrativo della vicenda di Mi-ok e Ho-seok, decide di avvicinarli con una strategia che mescola amicizia, curiosità professionale e manipolazione. Li invita a cena, organizza viaggi e arriva a ospitarli nella splendida residenza di famiglia di Sang-woo, affacciata su una spiaggia privata. Per lei, spiega il marito con una certa ironia, è una forma di «metodo recitativo» applicato alla conoscenza dei propri soggetti. Ye-ji protesta: sta soltanto cercando di amarli.
La macchina da presa entra progressivamente nella vita dei due operai. Il documentario diventa così il pretesto per mettere a nudo non soltanto le disuguaglianze economiche, ma anche le contraddizioni di chi pretende di raccontare la sofferenza altrui senza esserne davvero parte.
Lee Chang-dong evita però di trasformare il film in una satira prevedibile della borghesia progressista. Il suo sguardo rimane freddo, misurato, persino indulgente nei confronti di Ye-ji e Sang-woo, senza rinunciare a mostrarne l’ambiguità. E soprattutto si sottrae alla tentazione di condurre la storia verso gli sviluppi più ovvi: non assistiamo alla realizzazione del documentario, né alla trasformazione dei protagonisti in inconsapevoli celebrità mediatiche.
Il titolo suggerisce la chiave di lettura. Possible Love parla di sentimenti che forse potranno rinascere, di affetti che potrebbero diventare autentici, ma che per ora restano sospesi tra desiderio, interesse e convenienza. Un film sommesso, agrodolce e di grande finezza, che trova proprio nell’incertezza la propria forma più convincente. Candidato coreano agli Oscar 2027 come miglior film internazionale.