DON’T LOOK UP

Con Don’t Look Up, Adam McKay realizza una delle satire più feroci e disperate degli ultimi anni, utilizzando la struttura del film catastrofico per interrogarsi sul rapporto tra società, informazione e potere. La minaccia della cometa che incombe sulla Terra è soltanto il punto di partenza di un discorso molto più ampio sulla contemporaneità, dominata da una comunicazione che trasforma ogni evento in spettacolo e da una politica incapace di distinguere tra consenso e responsabilità. L’aspetto più interessante del film è la sua capacità di assorbire le ansie del presente. Pur essendo stato concepito prima della pandemia, il racconto finisce inevitabilmente per evocare il clima culturale degli ultimi anni: il negazionismo, la sfiducia nella scienza, la polarizzazione del dibattito pubblico e la riduzione delle emergenze globali a semplici contenuti mediatici. In questo scenario gli scienziati interpretati da Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence diventano figure tragiche, schiacciate da una società che preferisce l’intrattenimento alla consapevolezza. McKay continua inoltre il percorso politico già intrapreso con La grande scommessa e Vice, ma questa volta abbandona la ricostruzione storica per spingersi verso una dimensione quasi apocalittica. Il bersaglio resta però lo stesso: un sistema che sacrifica la realtà sull’altare dell’immagine e del profitto. La presidente degli Stati Uniti, i media e i colossi tecnologici diventano così manifestazioni diverse della stessa logica spettacolare che svuota ogni evento del suo significato reale. Ciò che rende il film particolarmente efficace è l’equilibrio tra comicità e inquietudine. Le gag, i tormentoni e le situazioni assurde non servono soltanto a far ridere, ma accentuano il senso di angoscia che attraversa l’intera narrazione. McKay suggerisce infatti che l’umorismo possa rappresentare una forma di resistenza di fronte a una realtà sempre più assurda e incomprensibile. Dietro la satira emerge infine una riflessione sorprendentemente umana. Quando ogni speranza di salvezza viene meno, il film abbandona la dimensione politica per concentrarsi sui legami affettivi, sugli incontri e sui momenti condivisi. È proprio in questa semplicità che Don’t Look Up trova il suo nucleo emotivo più autentico: la consapevolezza che, di fronte all’inevitabile, ciò che resta non è il potere né il successo, ma la possibilità di vivere pienamente il rapporto con gli altri.

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