LA SCELTA DI ANNE (L’EVENEMENT)

Con La scelta di Anne, Audrey Diwan adatta il romanzo autobiografico di Annie Ernaux e realizza un film duro, fisico e profondamente immersivo che affronta il tema dell’aborto clandestino nella Francia dei primi anni Sessanta. Al centro della vicenda c’è Anne, una giovane studentessa brillante che sogna un futuro di indipendenza e realizzazione personale, ma che si ritrova improvvisamente intrappolata da una gravidanza indesiderata in un contesto sociale e legislativo che non le offre alcuna possibilità di scelta. La regista costruisce il racconto come una progressiva discesa nell’isolamento. Attorno alla protagonista si restringono lentamente gli spazi della libertà: gli amici si allontanano, il mondo adulto si dimostra incapace di comprendere o aiutare, i medici si rifugiano dietro norme e giudizi morali, mentre il tempo scorre inesorabilmente. La gravidanza diventa così non soltanto una condizione fisica, ma una vera e propria condanna sociale che minaccia di distruggere il futuro che Anne aveva immaginato per sé. Uno degli aspetti più significativi del film è la scelta di concentrarsi costantemente sul corpo della protagonista. La macchina da presa la segue da vicino, quasi senza concederle tregua, trasformando la sua esperienza in qualcosa di tangibile e soffocante. L’aspect ratio ristretto e la fotografia priva di qualsiasi nostalgia contribuiscono a creare un senso di oppressione che trascende l’ambientazione storica e rende la vicenda sorprendentemente contemporanea. Pur essendo ambientato negli anni precedenti alla legalizzazione dell’aborto in Francia, il film evita ogni distanza rassicurante dal presente. La ricostruzione storica non serve tanto a raccontare un’epoca conclusa quanto a riflettere sulle libertà conquistate e sulla loro fragilità. In questo senso, la vicenda individuale di Anne assume una dimensione collettiva, diventando il simbolo delle difficoltà affrontate da generazioni di donne costrette a scegliere tra maternità imposta, clandestinità e rischio personale. La narrazione procede con il ritmo di un thriller, scandita dal passare delle settimane e dall’urgenza crescente della protagonista di trovare una soluzione. L’inevitabilità del tempo che scorre alimenta una tensione costante, mentre il film documenta con lucidità il deterioramento psicologico e fisico di Anne, sempre più sola nella sua lotta contro un sistema che sembra aver già deciso per lei. Diwan sceglie inoltre di non attenuare la brutalità dell’esperienza attraverso ellissi o semplificazioni. Le conseguenze dell’aborto clandestino vengono mostrate con estrema frontalità, trasformando il dolore fisico in un elemento centrale del racconto. Questa scelta stilistica può risultare difficile da sostenere per lo spettatore, ma conferisce al film una forza politica e morale che va oltre la semplice ricostruzione storica. Ne emerge un’opera intensa e disturbante, che utilizza il cinema non soltanto per raccontare una vicenda individuale, ma per interrogare il rapporto tra corpo, libertà e autodeterminazione. La scelta di Anne si impone così come un film capace di coniugare rigore formale, coinvolgimento emotivo e riflessione civile, mantenendo sempre lo sguardo rivolto tanto alla dimensione personale della protagonista quanto alle implicazioni universali della sua esperienza.

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