IL GIURAMENTO DI PAMFIR

Con Il giuramento di Pamfir, il regista ucraino Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk realizza un esordio di notevole maturità artistica, un’opera che affonda le proprie radici nella cultura popolare dell’Ucraina occidentale per raccontare una vicenda universale di destino, potere e sopravvivenza. Presentato nel circuito dei grandi festival europei dopo un lungo percorso di sviluppo all’interno del TorinoFilmLab, il film dimostra una sorprendente sicurezza sia sul piano narrativo sia su quello formale, imponendo immediatamente il nome del suo autore tra quelli più interessanti del nuovo cinema dell’Europa orientale. Ambientato in una remota regione al confine tra Ucraina e Romania, il racconto si svolge in un territorio quasi sospeso nel tempo, segnato dalla povertà, dal contrabbando e da una corruzione diffusa che sembra aver sostituito qualsiasi forma di legalità istituzionale. In questo contesto vive Leonid, conosciuto da tutti come Pamfir, un uomo costretto a confrontarsi con un sistema sociale che sembra impedire qualsiasi possibilità di emancipazione. Come molti protagonisti del cinema dell’Europa post-sovietica, Pamfir lotta non tanto per migliorare la propria condizione quanto per impedire che suo figlio sia condannato a ripetere il medesimo destino. Il film è costruito attorno a una forte dimensione simbolica che trova il proprio culmine nella celebrazione del carnevale pagano locale. La prima apparizione di Pamfir lo mostra già mascherato, nascosto sotto un costume di paglia e sembianze animali. Non si tratta di una semplice tradizione folkloristica: Sukholytkyy-Sobchuk utilizza il carnevale come rappresentazione di una società dominata da istinti primordiali e rapporti di forza brutali. Gli uomini del villaggio appaiono come membri di un branco, costretti a riconoscere l’autorità del più forte e incapaci di sottrarsi alle logiche del potere. Realizzato prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Il giuramento di Pamfir acquista oggi una risonanza ulteriore. Pur essendo ambientato lontano dalle regioni che sarebbero poi diventate teatro della guerra, il film restituisce l’immagine di un paese attraversato da tensioni profonde, sospeso tra tradizione e modernità, tra aspirazioni democratiche e strutture di potere ancora profondamente radicate. È un’opera cupa ma non disperata, che riesce a individuare nella dignità dei suoi personaggi e nella loro capacità di continuare a lottare l’unica possibile forma di speranza.

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