
Con Monster, tratto dall’omonimo manga di Naoki Urasawa, il regista Masayuki Kojima realizza uno dei thriller psicologici più ambiziosi e maturi mai prodotti nell’animazione giapponese. Lontanissimo dagli stereotipi associati agli anime più popolari, Monster costruisce un racconto monumentale che attraversa oltre settanta episodi senza mai perdere coerenza narrativa, trasformandosi progressivamente da thriller investigativo a riflessione filosofica sulla natura del male, dell’identità e della responsabilità morale.
La vicenda prende avvio nella Germania degli anni Ottanta con il neurochirurgo Kenzo Tenma, brillante medico giapponese destinato a una carriera prestigiosa. Quando gli viene imposto di privilegiare un influente uomo politico rispetto a un bambino gravemente ferito, Tenma decide di seguire la propria coscienza e salva il piccolo Johann Liebert. Quella che inizialmente appare come una scelta eticamente irreprensibile si trasforma però nell’evento destinato a sconvolgere la sua esistenza. Anni dopo, Tenma scopre infatti di aver salvato la vita a uno degli individui più pericolosi e inquietanti che si possano immaginare.
L’intuizione fondamentale di Monster consiste proprio nel trasformare il gesto più nobile del protagonista nell’origine della sua tragedia. Da quel momento il racconto assume la forma di una lunga e tormentata ricerca che porterà Tenma a interrogarsi non soltanto sulla colpa di Johann, ma anche sulla propria responsabilità. È possibile pentirsi di aver salvato una vita? Esistono persone che non meritano di essere salvate? Sono domande che attraversano l’intera serie senza mai ricevere risposte semplici.
La figura di Johann Liebert rappresenta uno dei più straordinari antagonisti mai apparsi nell’animazione contemporanea. A differenza di molti villain costruiti su poteri eccezionali o ambizioni grandiose, Johann è terrificante proprio perché appare umano. La sua capacità di manipolare le persone, insinuarsi nelle loro fragilità e spingerle verso l’autodistruzione lo rende una presenza quasi metafisica. Più che un individuo, Johann sembra incarnare un’idea astratta del male, una forza capace di rivelare gli abissi nascosti nell’animo umano.
Tuttavia sarebbe riduttivo interpretare Monster come una semplice rappresentazione del male assoluto. L’opera di Urasawa rifiuta costantemente ogni determinismo. Se Johann rappresenta una possibilità dell’essere umano, altri personaggi dimostrano che esiste sempre la possibilità della scelta. Emblematico in questo senso è Grimmer, probabilmente una delle figure più commoventi dell’intera serie. Cresciuto all’interno degli stessi esperimenti sociali e delle stesse strutture ideologiche che hanno contribuito a formare Johann, Grimmer sceglie una strada completamente diversa. Attraverso di lui, Monster suggerisce che il contesto può influenzare gli individui, ma non determinarli completamente.
Uno degli aspetti più impressionanti dell’opera è la sua struttura narrativa. Urasawa costruisce una rete estremamente complessa di personaggi, eventi e sottotrame che si intrecciano nel corso degli episodi con una precisione quasi ossessiva. Ogni incontro apparentemente marginale, ogni figura secondaria e ogni dettaglio narrativo finiscono per acquisire significato all’interno di un mosaico più ampio. La sensazione è quella di assistere a un gigantesco romanzo europeo trasposto in forma animata, più vicino a Dostoevskij o a John le Carré che alle convenzioni tipiche dell’animazione seriale.
Anche l’ambientazione svolge un ruolo fondamentale. La Germania post-Guerra Fredda, con le sue ferite ancora aperte e il peso delle ideologie del Novecento, diventa il terreno ideale per una riflessione sul rapporto tra individuo e storia. Le ombre del nazismo, della divisione tra Est e Ovest e degli esperimenti sociali totalitari attraversano costantemente il racconto, contribuendo a dare profondità e credibilità al mistero.
Dal punto di vista tematico, Monster è soprattutto una riflessione sulla dignità della vita umana. Tenma continua a salvare persone anche quando tutto sembra spingerlo verso la disperazione e la vendetta. In un mondo attraversato dalla violenza, dalla manipolazione e dalla perdita di senso, il suo ostinato attaccamento ai principi morali diventa una forma di resistenza. La vera domanda che la serie pone non è tanto “chi è il mostro?”, quanto “cosa impedisce agli esseri umani di diventarlo?”.
Il risultato è un’opera rara, capace di unire tensione narrativa, profondità psicologica e riflessione filosofica senza sacrificare nessuno di questi elementi. Monster non è soltanto uno dei migliori anime mai realizzati: è uno dei più grandi thriller contemporanei in assoluto, un racconto che utilizza il mistero per interrogarsi sui fondamenti stessi dell’esistenza umana. Al termine del viaggio, più che aver assistito a una storia, si ha la sensazione di aver attraversato una lunga meditazione sul bene, sul male e sulle scelte che definiscono ciò che siamo.
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