
Undici giorni nella vita di un simpatico sessantenne che per lavoro pulisce i bagni pubblici di Tokyo.
Che dire? Il miglior film della carriera del quasi ottantenne Wenders, e non è cosa da poco, un’opera ironica, minimalista ed essenziale, il trionfo della semplicità e un inno mai retorico o autoreferenziale all’importanza delle cose banali, ma belle (i libri, la musica, il cibo, scattare foto, coltivare piante). Il miracolo del film consiste proprio nel trasformare la ripetizione in scoperta. Ogni giorno di Hirayama è apparentemente uguale al precedente, ma mai davvero identico. Una diversa luce tra i rami degli alberi, un’espressione sul volto di uno sconosciuto, un incontro casuale, una canzone ascoltata in macchina: tutto assume un’importanza straordinaria. Wenders costruisce così un cinema dell’attenzione, fondato sull’idea che la bellezza non sia nascosta in eventi eccezionali ma nelle cose che normalmente ignoriamo. Un’opera fieramente analogica e anacronisticamente ottimista, molto lontana dai temi ricorrenti di Wenders, interpretata magnificamente dal fantastico Kōji Yakusho. Più che un semplice racconto, Perfect Days sembra quasi un manifesto esistenziale. Wenders suggerisce che la ricerca continua di novità, successo e consumo rischia di allontanarci dalla vita invece di avvicinarci ad essa. Hirayama non possiede quasi nulla, eppure sembra più libero e più presente di chiunque altro incontri lungo il suo cammino. La sua felicità nasce dall’accettazione del presente, dalla capacità di abitare pienamente ogni istante. Per questo il finale è così potente. Dopo due ore trascorse a osservare un uomo che pulisce bagni pubblici, ascolta musica e fotografa alberi, ci si accorge che il film non parlava affatto della sua routine. Parlava del nostro modo di guardare il mondo. E suggeriva, con una delicatezza rarissima nel cinema contemporaneo, che forse la felicità non consiste nel cambiare continuamente vita, ma nell’imparare finalmente a vedere quella che abbiamo. Giustamente candidato agli Oscar 2024 dal Giappone come miglior film internazionale.
Un pensiero su “PERFECT DAYS”