SOCIETY OF THE SNOW

Per raccontare una storia che sullo schermo ho visto almeno già quattro/cinque volte tra film e documentari (il disastro aereo delle Ande del 1971), Bayona stavolta si scrolla di dosso i lustrini hollywoodiani, che facevano sembrare patinato anche il disaster movie The Impossible, per concentrarsi sulle dinamiche sociali tra i personaggi, la montagna (co-protagonista) e vari temi collaterali (la religione, la fede, la famiglia) che un film americano non prenderebbe mai in considerazione. Il film insiste sul tema della solidarietà. I sopravvissuti non vengono raccontati come eroi individuali ma come una vera e propria società in miniatura, costretta a creare regole, ruoli e forme di cooperazione per continuare a vivere. In questo senso il titolo è particolarmente significativo: la “società della neve” è la comunità che nasce tra i rottami dell’aereo, isolata dal mondo e fondata sulla dipendenza reciproca. Dal punto di vista visivo, Bayona realizza probabilmente il suo film più ambizioso. Le Ande diventano un paesaggio quasi metafisico: immense, magnifiche e al tempo stesso indifferenti alla sofferenza umana. La fotografia alterna la bellezza accecante della neve alla brutalità delle condizioni di vita, creando un costante contrasto tra sublime e tragedia.Insomma, oltre alla forma (molto verosimile la sequenza dell’incidente), stavolta c’è anche la sostanza, corroborata da una durata “generosa” (due ore e mezza). Candidato spagnolo agli Oscar 2024.

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