LA TERRA PROMESSA

Danimarca, metà del 1700. Un capitano dell’esercito decide di investire tempo e denaro nell’apparente impossibile missione di bonificare la brughiera dello Jutland per ricevere in cambio un titolo nobiliare. Un nobile cinico e spietato però, gli mette il bastone tra le ruote…
Il candidato danese all’Oscar 2024 come miglior film internazionale è, al tempo stesso, una interessante lezione di storia e un convincente western crepuscolare. Da un lato infatti racconta la faticosa transizione del Paese dall’arretratezza alla “modernità”, dall’altro prende in prestito tutti i topos classici del genere (la frontiera, il buono, il super-cattivo, i losers che si alleano per contrastarlo, gli scontri armati) utilizzandoli al meglio. Dal punto di vista cinematografico, il film è sostenuto da una messa in scena robusta e classica. Gli spazi aperti dello Jutland sono fotografati con grande attenzione alla loro imponenza e desolazione, mentre la sceneggiatura costruisce con efficacia un racconto di resistenza e sopravvivenza. Pur senza particolari innovazioni formali, Arcel dimostra un notevole controllo del ritmo narrativo e della costruzione dei personaggi. Dietro la vicenda di un uomo che vuole coltivare una terra impossibile si nasconde il racconto di una società fondata sull’esclusione. La vera conquista non è quella della brughiera, ma la scoperta che il valore di una persona non dipende dal sangue, dal titolo o dall’eredità. In un mondo governato dai nobili, Arcel sceglie di schierarsi con i bastardi.Mikkelsen convince come al solito, ma la migliore del gruppo è la volitiva Amanda Collin.

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