Ispirato dal ritorno in sala del film (che ovviamente a Milano non ha programmato nessuno…), ho finalmente colmato la mia lacuna cinematografica maggiore, dal momento che questo epocale capolavoro non l’ho avevo mai visto. Come dire: settant’anni e non sentirli, una storia attualissima e declinata con una grazia e una leggerezza pazzeschi anche per chi ben conosce i tratti caratteristici del cinema orientale. Tutto incredibile, dall’assenza di controcampi durante i dialoghi, alla camera posizionata “ad altezza tatami”, dall’uso sublime del bianco e nero, alla clamorosa performance di tutto il cast, in particolare di Setsuko Hara (attrice dalla vita incredibile, non per nulla Millenium Actress di Satoshi Kon ne aveva tratto ispirazione), che conferisce al personaggio di Noriko un plus emotivo rimarchevole. Storia a-temporale (una coppia di anziani intraprende un viaggio a Tokyo per vedere i figli, oramai però troppo indaffarati nella propria vita per dar loro le attenzioni che meritano, tant’è che a curarli sarà solo la giovane vedova del secondogenito morto in guerra), svolgimento impeccabile, finale indimenticabile. Non stupisce che in molti lo considerino il miglior film mai girato.