
Our Hero, Balthazar è un esordio corrosivo che usa la commedia nera per raccontare il rapporto malato tra social, violenza e bisogno di visibilità. Balthazar, adolescente ricco di Manhattan, trasforma le tragedie delle sparatorie scolastiche in contenuti online per attirare attenzione e conquistare una giovane attivista. Quando un troll che si presenta come possibile attentatore lo provoca, decide di rintracciarlo in Texas per diventare l’eroe della situazione.
Il presunto terrorista è Solomon, ragazzo isolato e in difficoltà economiche che vive con la nonna. L’incontro tra i due dà vita a un’amicizia improbabile, nella quale emergono più somiglianze che differenze: entrambi sono soli, desiderosi di essere riconosciuti e prigionieri di identità costruite.
Boyson utilizza questo rapporto per mettere a confronto due Americhe apparentemente opposte, mostrando però come entrambe siano attraversate dalla stessa alienazione. La violenza, intanto, diventa spettacolo, contenuto e strumento di affermazione personale. Il film è particolarmente efficace quando unisce sarcasmo e inquietudine, anche grazie alle interpretazioni di Jaeden Martell e soprattutto Asa Butterfield, mentre perde qualcosa nella parte finale, dove il ritmo rallenta e alcuni temi risultano più espliciti. Un debutto tagliente e sorprendentemente lucido, che dietro la provocazione racconta soprattutto una generazione incapace di sentirsi davvero vista.