A FOGGY TALE

Ambientato nel 1953, segue Yue, una giovane donna che parte per Taipei dopo aver saputo dell’esecuzione del fratello Yun, arrestato perché sospettato di attività dissidenti. Durante il viaggio finisce nelle mani di trafficanti, ma viene salvata da Kung-dao, ex soldato del Kuomintang appena uscito di prigione e ora perseguitato dalla polizia segreta. Il regista utilizza gli strumenti del cinema popolare: suspense, melodramma, momenti sentimentali e una coppia di protagonisti costruita per accompagnare lo spettatore dentro un periodo storico complesso. Yue rappresenta la parte più vulnerabile della società: attraverso il suo viaggio emergono paura, povertà, perdita e impotenza, ma anche la capacità di resistere. Kung-dao svolge invece una funzione più dinamica, introducendo azione e tensione e contribuendo a rendere il racconto meno cupo e più coinvolgente.
Il film procede così dal racconto individuale alla rappresentazione di un intero sistema repressivo. Truffatori, criminali, funzionari e agenti del regime compongono un ambiente nel quale la violenza è diventata parte della normalità quotidiana. Alcune immagini rendono questa realtà particolarmente concreta, come quella della vasca colma di cadaveri, dove i morti vengono trattati come semplici oggetti e persino il diritto di recuperarne i corpi diventa una questione economica. Pur mostrando qualche ingenuità,Chen Yu-hsun riesce a trasformare una pagina dolorosa della storia taiwanese in un racconto accessibile e spettacolare, usando il melodramma non per attenuare l’orrore, ma per avvicinarlo a chi quella memoria non l’ha vissuta. Candidato all’Oscar 2027 come miglior film internazionale per Taiwan.

Lascia un commento