
Thomas è un fotografo che trascorre una giornata apparentemente normale nella Londra degli anni Sessanta. Durante una passeggiata in un parco fotografa una coppia e, solo dopo aver sviluppato le immagini, nota alcuni particolari che al momento dello scatto gli erano completamente sfuggiti. Ingrandendo le fotografie, arriva a intuire la presenza di un possibile omicidio. Da quel momento la sua certezza di poter controllare ciò che vede comincia lentamente a sgretolarsi…
È proprio questo il cuore del film: il rapporto problematico tra ciò che consideriamo reale e il modo in cui la realtà viene riprodotta attraverso le immagini. Thomas crede di essere colui che osserva e interpreta il mondo, ma finisce per scoprire che la macchina fotografica può rivelare qualcosa che il suo stesso sguardo non era riuscito a percepire. Più l’immagine viene ingrandita, però, più perde definizione e riconoscibilità, fino a trasformarsi quasi in pura astrazione (come scoprirà molti anni dopo Cameron Frye in Una pazza giornata di vacanza).
Antonioni costruisce così una riflessione sulla società dell’immagine che, vista oggi, appare quasi profetica. La sua riflessione sulla fotografia, sulla percezione e sulla difficoltà di distinguere il vero dalla sua rappresentazione continua a parlare al presente. Il gruppo di giovani vestiti da clown che attraversa le strade londinesi creando confusione e rompendo le regole dello spazio urbano sono una sorta di anticipazione della contestazione che avrebbe caratterizzato il 1968, ma anche una rappresentazione della progressiva perdita di significato dei codici tradizionali. Non a caso, il film termina con Thomas che osserva una partita di tennis completamente immaginaria e, dopo un iniziale distacco, finisce per partecipare al gioco. Anche la pallina invisibile esiste soltanto perché qualcuno decide di comportarsi come se esistesse. Thomas, inizialmente spettatore, finisce per accettare questa regola e partecipa al gioco. La macchina da presa stessa segue i movimenti della pallina che non possiamo vedere, aderendo completamente a quella realtà immaginaria. Ed è proprio qui che Blow-Up raggiunge la sua forza maggiore. Antonioni non cerca di spiegare ciò che sta accadendo e non offre una soluzione definitiva al mistero. Lascia invece che siano le immagini, i silenzi e le ambiguità a costruire il significato. Più Thomas cerca di vedere meglio, più la realtà diventa sfuggente. E forse è proprio questa la grande intuizione di Antonioni: l’immagine non ci avvicina necessariamente alla verità. A volte, al contrario, più cerchiamo di ingrandirla, più finiamo per perderla…