
Asghar Farhadi si trasforma in Krzysztof Kieślowski e firma uno dei suoi migliori film in assoluto. Isabelle Huppert interpreta Sylvie, anziana scrittrice che cerca ispirazione spiando i vicini con un cannocchiale e trasformandoli nei personaggi del proprio romanzo. L’arrivo in casa del giovane Adam (Adam Bessa) complica tutto: l’uomo si appropria della storia di Sylvie e sviluppa un’ossessione per Nita (Virginie Efira), la donna reale trasformata dalla scrittrice nella fittizia Anna.
Farhadi costruisce così un continuo scambio tra realtà e invenzione. Persino lo studio di rumoristica gestito da Nicolas mostra un mondo nel quale ciò che percepiamo come autentico è spesso una costruzione. L’immaginazione non serve soltanto a inventare storie: per Sylvie e soprattutto per Adam diventa uno strumento con cui costruire un’identità e trovare un posto in una società nella quale il giovane resta uno straniero precario.
Il riferimento a Kieślowski non si limita alla trama: Farhadi dissemina il film, lento e meditativo, di richiami al Decalogo e utilizza il voyeurismo come metafora dello stesso cinema. Sylvie osserva attraverso il cannocchiale esattamente come il regista osserva attraverso la macchina da presa, cercando una verità che inevitabilmente viene modificata nel momento in cui diventa racconto. Ovviamente grandioso il cast guidato da una magnifica Huppert e completato da Adam Bessa, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney e India Hair, con un gustoso cameo di Catherine Deneuve.