OUR GIRLS

Cosa resta dei nostri principi quando la sopravvivenza di una persona amata dipende dalle conseguenze inflitte a qualcun altro?
Vincitore dell’Oscar nel 1998 con Character, il regista e sceneggiatore olandese Mike van Diem torna a interrogarsi sulle zone più ambigue dell’animo umano con Our Girls, un dramma familiare che parte da un evento tragico per trasformarsi progressivamente in un tesissimo confronto morale, nel quale vittime e carnefici diventano categorie sempre più difficili da distinguere.
La vicenda si svolge tra le montagne del Tirolo, dove due famiglie olandesi trascorrono da anni insieme le vacanze estive. Quando le rispettive figlie, Madelon ed Elise, erano ancora bambine, i genitori avevano persino deciso di acquistare una casa in comune. Ora le ragazze sono adolescenti e, comprensibilmente, preferiscono trascorrere il proprio tempo con il coetaneo Ralph anziché con madri e padri. Durante un’escursione in quad, però, i tre rimangono coinvolti in un grave incidente. Elise entra in coma dopo aver riportato pesanti danni cerebrali, mentre Madelon sembra esserne uscita quasi indenne. Ben presto, tuttavia, la sua persistente stanchezza lascia intuire che anche per lei qualcosa non va.
Da questo momento Our Girls restringe progressivamente il proprio campo d’azione attorno ai quattro genitori, alle loro paure e soprattutto alle decisioni che saranno costretti a prendere. Il dramma medico diventa così un laboratorio morale nel quale convivono senso di colpa, disperazione, istinto di sopravvivenza e tentativi più o meno espliciti di manipolare gli altri. Van Diem costruisce il conflitto senza distribuire facili assoluzioni o condanne: ciò che interessa al regista è osservare fino a che punto una persona possa spingersi quando la salvezza di chi ama entra in conflitto con quella di qualcun altro.
È proprio l’assenza di giudizio a dare forza al film. I protagonisti sono esseri umani imperfetti, vulnerabili e talvolta profondamente egoisti, ma le loro azioni rimangono sempre comprensibili all’interno di una situazione che rende quasi impossibile stabilire quale sia la scelta giusta. L’equilibrio tra le due famiglie, che evidentemente nascondeva già numerose fragilità, viene definitivamente spezzato dall’incidente, facendo affiorare tensioni e contraddizioni rimaste a lungo sotto la superficie.
Nonostante la gravità della materia, Our Girls non rinuncia a improvvise aperture verso una comicità amara e quasi paradossale. Il merito va anche a un cast capace di passare dal dramma al grottesco senza forzature. Fedja van Huêt e Valentijn Dhaenens, nei ruoli dei due padri, riescono in particolare a introdurre inattesi momenti di leggerezza senza compromettere la tensione. Efficace anche Karl Markovics nei panni di un medico decisamente confuso, personaggio attraverso il quale l’assurdità della situazione assume per qualche istante sfumature apertamente comiche. Ne viene fuori un dramma stratificato e mai banale, capace di trasformare una tragedia privata in una domanda molto più scomoda: cosa resta dei nostri principi quando la sopravvivenza di una persona amata dipende dalle conseguenze inflitte a qualcun altro? Our Girls non cerca una risposta rassicurante. Preferisce lasciare i suoi personaggi – e lo spettatore insieme a loro – nel territorio assai più inquietante del dubbio. Scandalosamente non candidato all’Oscar dai Paesi Bassi, ma uno dei migliori film dell’anno.

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