LOOK BACK

Al secondo tentativo, dopo il mezzo (vabbè, diciamo 1/4) passo falso di Sheep in the Box, Hirokazu Kore-eda firma uno dei migliori film dell’anno e della sua radiosa carriera.
Look Back nasce come celebre one-shot di Tatsuki Fujimoto, già autore di Chainsaw Man e Fire Punch, e viene trasposto in anime da Kiyotaka Oshiyama ma Kore-eda aggiunge ancora qualcosa al progetto: l’amicizia tra due giovanissime protagoniste, la solitudine, il minimalismo quotidiano e la successiva svolta drammatica lo riportano verso territori vicini al suo cinema più intimo e indipendente, da After Life a Nobody Knows. Con risultati eccelsi.
Al centro rimangono Fujino e Kyomoto, due ragazzine diversissime unite dalla passione per il disegno. Kyomoto vive praticamente isolata dal mondo, mentre Fujino è più sicura e competitiva, ma proprio il confronto tra i loro talenti dà origine a un rapporto sempre più profondo. Giorno dopo giorno e tavola dopo tavola, le due finiscono quasi per trasformarsi in un unico corpo artistico, crescendo insieme tanto come persone quanto come aspiranti mangaka.
La maggiore durata del live action consente a Kore-eda di ampliare alcuni passaggi del manga, soffermandosi soprattutto sul processo creativo, sull’evoluzione tecnica del disegno e sul modo in cui l’arte diventa contemporaneamente sogno, professione e legame affettivo. Anche l’animazione trova spazio nel film, mentre il mondo degli anime e dei manga rappresenta per le protagoniste l’orizzonte ideale verso cui tendere.
Particolarmente importante diventa il paesaggio. Kore-eda sposta parte dell’ambientazione nella prefettura di Akita, nel Tōhoku, trasformando i suoi scenari naturali in autentici fondali viventi. Il riferimento dichiarato è soprattutto al lavoro di Kazuo Oga, celebre background artist di Il mio vicino Totoro: la natura reale diventa così origine dell’immagine disegnata e il film costruisce un continuo dialogo fra paesaggio, manga e animazione.
Nella seconda parte emerge inevitabilmente la dimensione tragica del racconto, con un evento che richiama indirettamente la strage della Kyoto Animation e spezza il percorso delle protagoniste. Kore-eda privilegia però il lutto, la memoria e il valore dell’atto creativo rispetto a una riflessione critica sull’industria dei manga e sui suoi ritmi spesso esasperati. Che dire? Ennesimo capolavoro del Maestro, scandalosamente scippato a Venezia, ma questo non è il tempo della qualità…

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