
“A volte il ruolo della vittima è una scelta personale”
Con Oasis, Jannis Lenz firma un esordio inquieto e rigoroso sull’adolescenza, osservando tre ragazzi emarginati che trasformano la loro amicizia in un universo privato fatto di rituali sempre più estremi. Lukas (Florian Geißelmann) è introverso, sensibile e ancora segnato dalla morte della madre; Andi (Anton Petzold) diventa bersaglio dei compagni dopo la diffusione online di un video umiliante; Maya (Mathilda Smidt), migliore amica di Lukas, completa il terzetto.
I tre trovano rifugio nei boschi che circondano la loro cittadina. Lukas e Andi iniziano sparandosi con pistole da paintball, con protezioni artigianali che lasciano comunque lividi evidenti. Quando Maya entra nel gruppo, il gioco assume progressivamente forme più intime e disturbanti: morsi, contatto fisico, dolore e piccoli atti di autolesionismo, mai propriamente sessuali, diventano un linguaggio attraverso cui condividere rabbia, vergogna e bisogno di appartenenza.
Lenz mantiene volutamente ambiguo il significato di questi rituali. Potrebbero essere una valvola di sfogo capace di contenere la violenza oppure il primo passo verso qualcosa di più pericoloso. Intanto gli adulti – genitori, insegnanti, preside e psicologi – osservano senza comprendere davvero (ai limiti del grottesco sono sia i colloqui prof/prof che quelli prof/genitori e prof/alunni, per non parlare delle “iniziative” scolastiche totalmente dissociate dalla realtà reale, siamo sempre dalle parti de La Sala Professori).
Lo stile richiama il rigore del cinema austriaco e Michael Haneke: macchina da presa distaccata, informazioni centellinate e una freddezza formale che costringe lo spettatore a interpretare comportamenti inizialmente indecifrabili. Fondamentale anche il sonoro, tra il rumore ossessivo delle turbine e la partitura rarefatta di Benedikt Palier, che alimenta una costante sensazione di minaccia.
Compatto e perturbante, anche se leggermente dilatato nella parte centrale e meno incisivo nel finale aperto (e pessimista), Oasis evita risposte semplici. L’adolescenza è un terreno impervio…