
Ennesima gemma di Ali Asgari, che costruisce un dramma intimo e sorprendentemente vitale attorno a un uomo che ha deciso di morire.
Arash (Missagh Zareh) è un medico di mezza età al quale le autorità hanno chiuso lo studio e revocato la licenza per ragioni politiche che emergono gradualmente. Convinto di non poter più continuare, comincia a sistemare ogni cosa prima del suicidio: svuota la casa, distribuisce persino le proprie piante e comunica la decisione ai tre fratelli. Ognuno reagisce diversamente: Maziar tenta disperatamente di riportarlo ai piaceri più elementari della vita, Mahsa si affida alla spiritualità e Massi cerca di opporsi con maggiore concretezza.
Ma proprio mentre Arash cerca di congedarsi dal mondo, il mondo continua a reclamare la sua presenza. Alcuni pazienti continuano a rivolgersi a lui nonostante la sospensione e ogni incontro, anche il più banale o irritante, finisce per ricordargli ciò che ancora lo lega alla vita. Intorno alla famiglia affiora intanto il ritratto di una società iraniana stretta fra il regime teocratico e le minacce provenienti dagli Stati Uniti.
Asgari evita tanto il melodramma quanto la commedia nera, pur disseminando il racconto di un umorismo cupo e paradossale.
Fondamentale è Missagh Zareh, già visto in Il seme del fico sacro, che interpreta il medico con una stanchezza trattenuta, senza trasformarlo in una figura patetica. In appena 87 minuti, A Bit of Light riesce così a parlare di depressione, famiglia, repressione politica e guerra senza perdere la dimensione quotidiana dei suoi personaggi. Resistere!