
Uno dei migliori film del 2026 batte bandiera filippina ed è (giustamente) il candidato all’Oscar di quel paese.
Con Filipiñana, il regista esordiente Rafael Manuel firma una feroce riflessione sulle disuguaglianze sociali nelle Filippine, ambientando il racconto in un esclusivo golf club di Manila. Dietro l’apparente serenità dei prati impeccabili e delle strutture riservate ai privilegiati si nasconde un universo fondato sullo sfruttamento, sulla subordinazione e su una violenza tanto silenziosa quanto sistematica.
Protagonista è Isabel (Jorrybell Agoto), una diciassettenne appena assunta come tee girl, incaricata di sistemare le palline da golf per i clienti. Attraverso il suo sguardo curioso e progressivamente disilluso, Manuel esplora un ambiente governato da regole rigidissime, nel quale i dipendenti devono garantire un servizio impeccabile e sorridente, indipendentemente dalle umiliazioni subite.
Il contrasto sociale emerge fin dall’apertura: mentre gli abitanti della città attendono in fila per ricevere una quantità limitata d’acqua, gli irrigatori del circolo annaffiano senza restrizioni i prati destinati al divertimento dei ricchi. Il golf club diventa così una rappresentazione in miniatura di una società profondamente ingiusta, nella quale il benessere di pochi dipende dall’invisibilità del lavoro di molti.
La regia privilegia inquadrature statiche, geometrie rigorose e colori pastello, trasformando l’eleganza visiva in uno strumento di denuncia. Particolarmente efficaci sono le composizioni che collocano Isabel in posizione subordinata rispetto ai clienti uomini, evidenziando una gerarchia che intreccia classe sociale e genere. Alcune sequenze coreografate introducono inoltre un elemento di assurdità quasi surreale, accentuando la natura artificiale di questo paradiso per privilegiati.
Accanto a Isabel emerge Clara (Carmen Castellanos), giovane filippino-americana residente a New York, invitata dallo zio a trasferirsi nelle Filippine per contribuire agli affari di famiglia. Il suo sguardo esterno permette di cogliere le contraddizioni di un’élite che celebra il patriottismo economico mentre continua a beneficiare di rapporti di lavoro profondamente squilibrati.
Con un linguaggio controllato e una crescente tensione sotterranea, Filipiñana conduce le protagoniste verso una dolorosa consapevolezza: in questo mondo, le persone appartenenti alle classi inferiori sono considerate facilmente sostituibili, proprio come gli elementi decorativi del circolo.
Un esordio di notevole maturità formale e politica, capace di trasformare un ambiente apparentemente innocuo in una spietata allegoria del privilegio e delle ingiustizie che attraversano la società filippina.